Sicurezza e normativa
Nebbie oleose: i rischi professionali dei fluidi lubrorefrigeranti
I lubrorefrigeranti sono l'alleato silenzioso di ogni officina perchè riducono l'attrito, raffreddano il processo, migliorano la finitura dei pezzi lavorati, prevengono la corrosione dei metalli. Se vengono gestiti male, però, diventano un problema serio: le nebbie d'olio, vapori e contatti ripetuti con i fluidi aprono la strada a dermatiti, acne, asma, irritazioni delle vie respiratorie e possibili malattie professionali. Con scelte impiantistiche e gestionali corrette, questi rischi si riducono in fretta.
Cosa sono i fluidi lubrorefrigeranti e come si usano
I fluidi lubrorefrigeranti (FLR) vengono impiegati nella lavorazione dei metalli per ridurre l'attrito tra utensile e pezzo e disperdere il calore prodotto. Si distinguono in tre grandi famiglie: oli minerali interi (non miscelabili con acqua), oli emulsionabili (miscele olio-acqua al 2-10%) e fluidi sintetici o semisintetici (soluzioni acquose con additivi chimici).
La composizione chimica dei FLR può subire variazioni significative durante l'uso, a causa delle forti sollecitazioni meccaniche e termiche. La diffusione di fumi, vapori, nebbie oleose e schizzi durante la lavorazione costituisce un'emissione di sostanze potenzialmente pericolose, da valutare nell'ambito della valutazione del rischio chimico prescritta dal D.Lgs. 81/08.
Le due vie di esposizione: cute e inalazione
L'esposizione ai lubrorefrigeranti nasce soprattutto da due dinamiche: il contatto cutaneo e l'inalazione di aerosol.
Il primo è spesso sottovalutato: il contatto è dovuto a pezzi bagnati, utensili sporchi, abiti contaminati. Ma possono essere fonte di esposizione cutanea anche le nebbie d'olio aerodisperse che si formano per effetto della velocità con cui lavora l'utensile e per la condensazione di vapori generati dalle alte temperature: non serve immergere le mani nel fluido per esporsi.
Il secondo è l'effetto combinato dovuto alla velocità dell'utensile e agli spruzzi: si generano nebbie che finiscono nei polmoni, su sensoristica, quadri, superfici. Il NIOSH (National Institute for Occupational Safety and Health) ha stabilito un valore limite raccomandato (REL) per gli aerosol di oli lubrorefrigeranti pari a 0,4 mg/m³ come media pesata su 10 ore lavorative, per prevenire i disturbi respiratori associati all'esposizione.
↑ Torna all'indiceGli agenti chimici responsabili dei rischi
Il rischio per la salute derivante dall'esposizione ai FLR è legato ai procedimenti di raffinazione, agli additivi presenti nella formulazione e alle modalità d'uso. Le principali sostanze responsabili dei rischi professionali, documentate dall'INAIL e dalla letteratura scientifica di settore, sono:
- IPA (Idrocarburi Policiclici Aromatici): il principale fattore di rischio cancerogeno legato agli oli minerali poco raffinati. Diversi studi hanno evidenziato un legame tra esposizione a FLR e tumori della vescica, dello scroto e delle vie respiratorie.
- Nitrosammine: si formano nei fluidi additivati con ammine o nitriti. In particolare, in presenza di dietanolammina può formarsi N-Nitrosodietanolammina, sostanza classificata come cancerogena.
- Metalli: nichel, piombo, cromo dispersi nel fluido durante la lavorazione dei pezzi metallici.
- Contaminazione microbica: quando gli agenti battericidi presenti nella formulazione vengono consumati, si sviluppa una flora batterica che può causare dermatiti, allergie e patologie respiratorie. Il controllo periodico di pH, carica batterica e concentrazione è indispensabile.
Attenzione — Regolamento REACH / ECHA
La normativa europea REACH (Regolamento CE 1907/2006) fornisce indicazioni sulla scelta dei lubrorefrigeranti e mantiene aggiornato semestralmente un elenco delle sostanze più rischiose tramite l'ECHA. Tra le sostanze da evitare figurano quelle contenenti boro e donatori di formaldeide, considerate particolarmente pericolose per la salute degli operatori.
La strategia vincente in quattro mosse
La strategia vincente ha quattro mosse, semplici e molto efficaci:
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Scegliere bene il fluido refrigerante
Preferire formulazioni ad alta qualità di raffinazione e additivi compatibili con i propri processi. Limitare le sostanze che generano aerosol persistenti, verificare le schede di sicurezza (SDS) con rigore. Controllare l'elenco SVHC dell'ECHA prima di introdurre nuovi prodotti. -
Progettare l'aspirazione alla fonte
La captazione localizzata è la parte principale: usare cappe avvolgenti quando possibile, con prese posizionate in maniera precisa e schermature che riducono le aperture. L'aria estratta deve essere espulsa all'esterno, non ricircolata in reparto. -
Gestire il "bagno" in maniera corretta
Concentrazione e pH sotto controllo, reintegri misurati, trattamento della carica batterica prima che esploda. I fluidi emulsionabili richiedono controlli periodici di contaminazione microbica, olio libero, pH e nitriti/nitrati. Meno degrado del fluido significa meno emissioni, meno odori e meno problemi per la pelle. -
Organizzazione e DPI
Formazione mirata per gli operatori, procedure di manutenzione documentate. I DPI — guanti, grembiuli, occhiali, scarpe — servono, ma non devono diventare l'unica risposta. Sono l'ultima barriera, non la prima.
In sintesi, sicurezza e produttività non sono in conflitto: nascono dalla stessa progettazione adeguata.
↑ Torna all'indiceL'obbligo normativo: cosa dice il D.Lgs. 81/08
La presenza di fluidi lubrorefrigeranti deve essere indicata nella valutazione dei rischi aziendale, poiché queste sostanze rappresentano un pericolo concreto per la salute dei lavoratori. Il D.Lgs. 81/08 prescrive in particolare:
- in presenza di eccessivo inquinamento da nebbie d'olio, l'installazione di sistemi di aspirazione localizzata sulle macchine utensili con espulsione all'esterno
- la compensazione dell'aria estratta con pari portata di aria esterna pulita
- i controlli sanitari preventivi e periodici per i lavoratori esposti a oli minerali e lubrorefrigeranti
- la fornitura dei DPI necessari (scarpe, guanti, grembiuli, occhiali)
- lo smaltimento dei lubrorefrigeranti esausti come rifiuti industriali, codificati secondo il CER e ritirati da aziende autorizzate
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