Sicurezza e normativa
Stampaggio plastiche: i rischi per i lavoratori del settore plastica
Nel settore della plastica, il processo produttivo mette i lavoratori a contatto con una combinazione complessa di rischi: materiali polimerici diversi, additivi chimici, elevate temperature, polveri e solventi. A ogni variazione di materia prima e di tecnologia (stampaggio a iniezione, estrusione, soffiaggio, termoformatura…) cambia anche il "cocktail" di sostanze che può liberarsi in aria sotto forma di fumi, vapori e particolato.
Il quadro dei rischi nel settore plastica
Le criticità principali riguardano tre fronti:
- Ergonomico: movimentazione manuale di sacchi, fusti, stampi e prodotti finiti, spesso in spazi ristretti, con rischio di sovraccarico per schiena e arti superiori.
- Chimico: degradazione termica dei polimeri e degli additivi e uso di solventi per pulizia stampi e inchiostri. Alcune di queste sostanze sono irritanti, tossiche e in diversi casi classificate come cancerogene o interferenti endocrini.
- Fisico: livelli di rumore spesso prossimi o oltre i valori di azione, ultrasuoni e radiazioni ottiche che possono danneggiare udito, occhi e cute nel lungo periodo.
In questo scenario, la prevenzione non può limitarsi ai DPI: servono layout studiati, movimentazione meccanizzata e soprattutto impianti di aspirazione e filtrazione progettati sul ciclo reale, capaci di captare fumi e polveri alla fonte, contenere la dispersione nell'ambiente, proteggere operatori e macchine e garantire il rispetto dei limiti normativi.
Rischio chimico: la degradazione termica dei polimeri
Il riscaldamento dei materiali nelle diverse fasi di lavorazione — stampaggio a iniezione tra 160 e oltre 250°C, estrusione, soffiaggio, termoformatura — conduce all'emissione di fumi di composizione variabile. Questi possono comprendere: monomeri liberati dai polimeri di partenza, molecole originate dalla degradazione termica di polimeri e additivi, composti organici complessi originati dalla riaggregazione delle molecole emesse.
Un punto critico spesso sottovalutato: la maggior parte delle schede di sicurezza relative ai polimeri riporta la classificazione "preparato non pericoloso", senza considerare la possibilità di sviluppo di monomeri o prodotti di degradazione termica durante la lavorazione. Questo rende indispensabile una valutazione del rischio chimico specifica per il ciclo produttivo reale, non basata solo sulle SDS del granulo vergine.
I principali prodotti di degradazione termica per polimero, documentati dalla letteratura scientifica di settore e ripresi nelle linee guida INAIL/CONTARP:
| Polimero | Principali sostanze liberate per degradazione termica |
|---|---|
| PE (Polietilene) | Metano, etilene, butano, acetone, formaldeide, acetaldeide, acrilaldeide |
| PP (Polipropilene) | Etilene, butano, metilchetone, formaldeide, crotonaldeide |
| PS (Polistirene) | Stirene, benzene, etilbenzene, isopropilbenzene, alcani leggeri |
| PVC (Polivinilcloruro) | Acido cloridrico, cloruro di vinile monomero, benzene, formaldeide, acrilaldeide |
| ABS | Stirene, butadiene, acrilonitrile, acrilaldeide, acido cianidrico |
| PC (Policarbonato) | Etilene, benzene, toluene, formaldeide, acetaldeide |
| PMMA (Polimetilmetacrilato) | Metilmetacrilato, acido cianidrico |
Le sostanze più critiche: stirene, acrilonitrile, formaldeide
Stirene
Lo stirene è uno dei monomeri più diffusi nell'industria della plastica. L'INAIL (Dipartimento DIMEILA) ha pubblicato un factsheet specifico che ricorda come la IARC, nella monografia n. 121/2019, abbia classificato lo stirene nel Gruppo 2A: possibilmente cancerogeno per l'uomo, con prove limitate nell'uomo e sufficienti negli animali. Il Dipartimento della salute degli USA lo ha riconosciuto ufficialmente come cancerogeno nel XII rapporto sui cancerogeni (2011). Gli effetti documentati includono irritazione delle mucose, neurotossicità e ototossicità (danni all'udito), spesso in sinergia con l'esposizione al rumore.
Acrilonitrile
L'acrilonitrile (ACN), presente nei fumi di degradazione di ABS e SAN, è stato recentemente riclassificato dall'IARC nel Gruppo 1: cancerogeno certo per l'uomo (monografia 136, 2025). Il D.Lgs. 135/2024 ha recepito questa classificazione introducendo VLEP specifici per il monitoraggio ambientale dell'ACN. Un factsheet INAIL del 2025 (SIREP — Sistema Informativo di Registrazione delle Esposizioni Professionali) stima i lavoratori potenzialmente esposti in Italia e sottolinea la necessità di rafforzare le misure preventive.
Formaldeide
La formaldeide si libera nella degradazione termica di numerosi polimeri (PE, PP, PC, PVC). È classificata dall'IARC nel Gruppo 1: cancerogeno certo per l'uomo (tumore nasofaringeo e leucemia). Il D.Lgs. 81/08 la include tra gli agenti cancerogeni e mutageni soggetti alla disciplina del Capo II del Titolo IX (artt. 233-245), con obbligo di riduzione al livello più basso tecnicamente possibile.
D.Lgs. 81/08 — Art. 236 — Agenti cancerogeni e mutageni
Per una valutazione esaustiva dell'esposizione dei lavoratori ad agenti cancerogeni o mutageni è necessaria una determinazione quantitativa analitica della sostanza presente nell'ambiente di lavoro. Le misurazioni devono essere effettuate secondo la norma UNI EN 689:2019, richiamata nell'Allegato XLI del D.Lgs. 81/08, che stabilisce la strategia per verificare la conformità delle concentrazioni aerodisperse con i valori limite di esposizione occupazionale. Il rischio di natura cancerogeno-mutagena è di tipo probabilistico: non è possibile definire una soglia di non-azione.
Rischio ergonomico e fisico
Il rischio da movimentazione manuale dei carichi va considerato anche nelle fasi di lavorazione, specialmente nei cicli non automatizzati: sollevamento di stampi, movimentazione di sacchi di granulo, estrazione manuale dei pezzi. Il D.Lgs. 81/08 (Titolo VI, artt. 167-171) obbliga il datore di lavoro a valutare il rischio biomeccanico e ad adottare misure tecniche e organizzative per ridurlo.
Il rischio da esposizione al rumore interessa in particolare le fasi di lavorazione e confezionamento. Le presse a iniezione, gli estrusori e le fasi di granulazione possono generare livelli sonori prossimi o superiori agli 85 dB(A) (valore superiore di azione previsto dal D.Lgs. 81/08, art. 189), con obbligo di sorveglianza sanitaria e fornitura di DPI uditivi.
A questi si aggiunge il rischio meccanico legato al non corretto funzionamento degli impianti di stampaggio: schiacciamento e cesoiamento delle mani nella fase di chiusura/apertura dello stampo, lesioni degli arti superiori durante le operazioni di controllo e pulizia, ustioni da superfici calde e da fluidi degli impianti di termoregolazione (fino a 350°C).
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Impianti di aspirazione: la risposta tecnica
Sono accorgimenti operativi che salvano vite e prevengono i problemi sul nascere. Un impianto di aspirazione progettato sul ciclo reale per il settore plastica deve:
- Captare i fumi alla fonte — con cappe localizzate sulle teste di iniezione, sulle zone di estrazione del pezzo e sui punti di apertura stampo, dove le concentrazioni di vapori sono massime
- Filtrare con stadi adeguati — i fumi di polimeri contengono particolato fine e VOC che richiedono filtri a maniche o a cartucce abbinati a stadi di abbattimento chimico (carbone attivo) per i composti organici volatili
- Espellere all'esterno — in presenza di agenti cancerogeni (formaldeide, acrilonitrile, stirene) il ricircolo dell'aria in reparto non è ammissibile; l'aria estratta deve essere convogliata all'esterno
- Compensare l'aria estratta — con pari portata di aria esterna pulita, riscaldata nella stagione fredda, per evitare depressioni e correnti interferenti che riducono l'efficacia della captazione
Sul fronte della prevenzione primaria, il D.Lgs. 81/08 e le linee guida INAIL/CONTARP indicano come primo intervento la sostituzione del materiale con uno a minore tossicità: per polimeri, plastificanti e coloranti è possibile scegliere tra prodotti più puri, ottenuti con tecnologie di polimerizzazione avanzate, che riducono la liberazione di monomeri non legati durante la lavorazione.
↑ Torna all'indiceObblighi normativi: cosa prevede il D.Lgs. 81/08
Per il settore plastica, gli obblighi normativi si concentrano principalmente su due titoli del D.Lgs. 81/08:
- Titolo IX, Capo I (artt. 221-232) — Agenti chimici pericolosi: valutazione del rischio chimico, misure tecniche di prevenzione, sorveglianza sanitaria per i lavoratori esposti a rischio non irrilevante
- Titolo IX, Capo II (artt. 233-245) — Agenti cancerogeni e mutageni: obbligo di riduzione al livello più basso tecnicamente possibile, determinazione quantitativa analitica secondo UNI EN 689:2019, registro degli esposti, sorveglianza sanitaria specifica
L'art. 225 del D.Lgs. 81/08 prevede la possibilità di omettere le misurazioni ambientali solo quando si possa dimostrare con altri mezzi il conseguimento di un adeguato livello di prevenzione. In presenza di agenti cancerogeni come formaldeide, stirene e acrilonitrile, questa dimostrazione è difficile senza dati analitici: il monitoraggio ambientale periodico è nella pratica indispensabile.
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