I rischi del settore delel plastiche — Cappa Impianti, Thiene (VI)
Materie plastiche · Sicurezza sul lavoro

I rischi per i lavoratori del settore della plastica: una mappa completa del comparto

Cambiano i polimeri, cambiano gli additivi, cambiano le lavorazioni e con loro cambia il profilo di rischio. Conoscere questa mappa è il primo passo per progettare misure di prevenzione efficaci.

Il settore delle materie plastiche è tra i più eterogenei dell'industria manifatturiera. Cambiano i polimeri utilizzati, cambiano gli additivi, cambiano le lavorazioni, e con loro cambia anche il profilo di rischio per chi lavora in reparto ogni giorno.

Ciclo produttivo plastica Rischio chimico Rischio ergonomico Rumore, ultrasuoni, radiazioni
Tre famiglie di rischio ruotano attorno allo stesso ciclo produttivo e nessuna va valutata isolatamente dalle altre.

Un processo produttivo standardizzato

Al di là del tipo di manufatto, il ciclo produttivo di un'azienda del comparto plastica segue in genere una sequenza riconoscibile:

Ingresso e stoccaggio materie prime
›
Trasporto interno
›
Lavorazione
›
Confezionamento e stoccaggio prodotti finiti

La fase di lavorazione può assumere forme diverse a seconda del materiale e del manufatto. Lo stampaggio a iniezione è la tecnica più diffusa e riguarda soprattutto i materiali termoplastici. Lo stampaggio a compressione e quello a trasferimento si usano invece per i materiali termoindurenti. Estrusione, soffiaggio, laminazione, termoformatura, spalmatura e immersione completano il quadro delle tecnologie disponibili.

Attorno al ciclo principale ruota poi un insieme di attività di supporto altrettanto rilevanti ai fini della sicurezza: i laboratori di controllo qualità, la manutenzione elettrica, strumentale e meccanica, la produzione di utility come aria compressa e vapore, e la gestione dei reflui prodotti dal processo.

Il rischio ergonomico è spesso sottovalutato

La movimentazione manuale di carichi interessa quasi tutte le fasi del ciclo produttivo, e non è un rischio da considerare marginale. Le operazioni di sbancalamento e ricomposizione richiedono flessioni ripetute del tronco e movimenti frequenti degli arti superiori, soprattutto nella gestione di sacchi e fusti.

Anche l'alimentazione dei polimeri sfusi comporta un rischio concreto. Quando arriva da big bag l'operazione è in genere automatizzata, ma per i prodotti in sacchi o fustini, tipici delle produzioni più piccole, serve intervento manuale per l'apertura dei contenitori e lo svuotamento in un contenitore intermedio, prima che il materiale venga aspirato verso la tramoggia di carico.

Anche lo scarico dei prodotti finiti può comportare un impegno fisico rilevante. Si tratta di attività non continuative, alternate ad altri compiti, ma proprio per questo facili da sottovalutare in una valutazione dei rischi che si concentri solo sulle fasi più visibili del processo.

Il rischio chimico, cancerogeno e mutageno

Il riscaldamento dei materiali plastici nelle diverse fasi di lavorazione genera fumi di composizione variabile. Ogni famiglia di polimero ha un comportamento diverso quando degrada termicamente e libera composti differenti: dal polietilene possono derivare formaldeide e acetaldeide, dal polivinilcloruro acido cloridrico e cloruro di vinile monomero, dal polistirene stirene e benzene.

A questo si aggiunge il contributo degli additivi: gli ftalati a basso peso molecolare sono perturbatori endocrini, la silice cristallina è cancerogena, i sali organici di alcuni metalli pesanti possono avere proprietà cancerogene o mutagene. I solventi usati per la pulizia degli stampi — alcoli, metiletilchetone, toluene, benzene — comportano rischi che vanno dall'irritazione a effetti più seri sul sistema nervoso e sul fegato.

Per le sostanze cancerogene e mutagene non è possibile individuare una soglia di sicurezza sotto la quale l'esposizione sia priva di conseguenze. Questo rende la captazione alla fonte la misura di prevenzione prioritaria rispetto a qualsiasi dispositivo di protezione individuale.

Per l'analisi dettagliata di temperature di processo, profili emissivi per polimero ed errori progettuali più comuni, l'approfondimento dedicato è qui: aspirazione dei fumi nello stampaggio a iniezione ›

Rumore, ultrasuoni e radiazioni

Il rumore interessa soprattutto le fasi di lavorazione e confezionamento. Le fonti principali sono le trasmissioni meccaniche e gli organi di lavoro di presse, rulli e organi di taglio, l'attrito generato da alcune lavorazioni, il funzionamento degli impianti di aspirazione stessi, i compressori e i flussi di aria compressa usati per staccare il prodotto dallo stampo. Poiché più lavorazioni diverse possono essere attive contemporaneamente nello stesso reparto, il rumore tende a diffondersi anche nelle zone limitrofe a quella di origine.

Alcune apparecchiature di lavorazione e laboratorio possono inoltre generare ultrasuoni a bassa frequenza. Le fasi di ingresso materie prime, lavorazione, stoccaggio e controllo qualità possono comportare anche esposizione a radiazioni ottiche, naturali o artificiali, con possibili effetti a livello cutaneo e oculare.

Un rischio da conoscere prima di poterlo gestire

La varietà di materiali, additivi e tecnologie usate nel comparto plastico rende impossibile affrontare la sicurezza con soluzioni standard. Ogni reparto ha un profilo di rischio specifico, che dipende dai polimeri lavorati, dalle temperature di processo e dal layout degli impianti.

La valutazione del rischio, aggiornata ogni volta che cambiano le condizioni di lavorazione, resta il punto di partenza per qualsiasi misura di prevenzione efficace.

Il rischio chimico va affrontato alla fonte

Per la parte legata al rischio chimico da fumi ed emissioni di processo, Cappa Impianti affianca le aziende del settore nella scelta, tra i costruttori rappresentati, del sistema di aspirazione localizzata più adatto al polimero e alla lavorazione specifica.

Domande frequenti

Perché nel settore plastico non basta valutare solo il rischio chimico?+
Perché convivono almeno tre famiglie di rischio — ergonomico, chimico, e rumore/ultrasuoni/radiazioni — spesso attive contemporaneamente sullo stesso ciclo produttivo. Isolarne una sola dà una fotografia incompleta.
Quali sostanze cancerogene possono liberare i polimeri più comuni?+
Dipende dal polimero: formaldeide e acetaldeide dal polietilene, acido cloridrico e cloruro di vinile monomero dal PVC, stirene e benzene dal polistirene, oltre ai contributi di additivi come ftalati e silice cristallina.
Il rischio ergonomico riguarda solo la movimentazione manuale dei sacchi?+
No: interessa anche lo scarico dei prodotti finiti e, più in generale, ogni fase non automatizzata del ciclo. Sono attività non continuative, quindi facili da sottovalutare in una valutazione dei rischi.
Da dove si parte per una valutazione dei rischi in un'azienda del settore plastico?+
Dalla mappatura di polimeri lavorati, temperature di processo e layout degli impianti, per poi aggiornarla ogni volta che cambiano le condizioni di lavorazione.
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