I Fumi di saldatura sono cancerogeni — Cappa Impianti, Thiene (VI)
Saldatura · Sicurezza sul lavoro

Fumi di saldatura cancerogeni: cosa dice la normativa e cosa richiede un impianto a norma

In ogni reparto di carpenteria metallica la saldatura è un'operazione quotidiana. Meno scontata è la consapevolezza di quanto siano pericolosi i fumi che ne derivano per chi lavora ogni giorno accanto alla torcia, al punto che dal 2018 sono classificati cancerogeni certi per l'uomo.

Un rischio classificato: cosa dice lo IARC

Nel 2018 lo IARC, l'Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro, ha aggiornato la classificazione dei fumi di saldatura, portandoli dal Gruppo 2B (possibili cancerogeni) al Gruppo 1, cancerogeni certi per l'uomo — la stessa categoria di amianto e fumo di tabacco. Le evidenze indicano un aumento del rischio di tumore al polmone stimato tra il 20% e il 40% nei saldatori esposti, con correlazioni documentate anche per il tumore al rene.

Il rischio riguarda anche l'acciaio comune, non solo l'inox dove sono presenti cromo e nichel, perché le particelle ultrafini generate, spesso sotto il micron, penetrano in profondità nell'apparato respiratorio a prescindere dal metallo base.

Captazione alla fonte: il principio di base

Le tecniche di ventilazione possibili sono due: quella locale cattura l'inquinante il più vicino possibile al punto in cui si genera, prima che raggiunga la zona di respirazione del lavoratore; quella generale diluisce l'aria dell'intero ambiente.

La prima va sempre considerata prioritaria, perché richiede portate d'aria molto inferiori rispetto alla diluizione generale, quindi minori costi di esercizio, e ottiene concentrazioni residue più basse allontanando l'inquinante invece di limitarsi a diluirlo. La ventilazione generale resta un complemento, utile per gli inquinanti residui non captati.

Un parametro chiave, indicato dalle schede tecniche di riferimento del settore (INAIL, EBER, EBAM, Regione Emilia Romagna e Regione Marche), è la velocità di captazione alla sorgente, che non deve mai scendere sotto 0,5 m/s, con incrementi da valutare in base alle condizioni specifiche dell'impianto.

Come scegliere l'impianto giusto

La scelta dipende dalle dimensioni dei pezzi e dalla possibilità di individuare aree fisse di saldatura. Per i pezzi piccoli lavorati a banco si va dal banco aspirato frontale alla cabina aperta di saldatura. Per i pezzi grandi con aree individuabili si utilizzano cappe mobili su bracci snodati o strutture aeree su rotaie. Per le postazioni mobili, la torcia aspirante integra la captazione nella torcia stessa, con il limite di portate ridotte, raramente oltre 350 m³/h.

Per la guida completa alla scelta del sistema più adatto a ogni tipo di lavorazione: aspirazione localizzata per la saldatura ›

Perché la distanza dalla fonte conta più della potenza

Un dato tecnico poco intuitivo ma decisivo per le cappe mobili è che a determinare l'efficacia di captazione è la portata complessiva dell'impianto, non la velocità frontale di ingresso. E la portata da sola non basta se la cappa è troppo lontana dal punto di saldatura.

Le schede tecniche di settore individuano tre zone attorno alla cappa: una di protezione massima, una di protezione incerta e una di protezione insufficiente. Anche con impianti ben dimensionati la zona sicura resta ridotta a pochi centimetri, e la velocità di captazione crolla rapidamente allontanandosi dalla sezione di ingresso.

Nella pratica il lavoratore dovrebbe riposizionare continuamente la cappa a ridosso della saldatura, cosa che raramente avviene con entrambe le mani impegnate nel lavoro. È uno dei motivi per cui, dove possibile, si preferiscono soluzioni fisse come banchi e cabine alle cappe mobili.

Cappa mobile A — pochi cm B — zona incerta C — zona insufficiente Protezione massima — pochi centimetri dalla cappa Protezione incerta Protezione insufficiente
La velocità di captazione crolla rapidamente allontanandosi dalla bocca della cappa: la zona realmente protetta (A) resta ridotta a pochi centimetri.

Se il sistema prevede filtrazione

Gli aspiratori mobili con sezione depurante sono utili quando nessun'altra soluzione è praticabile, ma richiedono alcuni accorgimenti tecnici:

  • Rendimento di filtrazione minimo del 90%, secondo il riferimento ASHRAE Std 52-76
  • Dispositivo di controllo dell'efficienza del filtro, con allarme in caso di intasamento
  • Ventilazione generale forzata abbinata: i filtri non trattengono i gas di combustione come NOx e CO
  • Filtri elettrostatici associati a una sezione a carboni attivi, perché producono ozono
  • Libretto di istruzione e manutenzione a disposizione degli enti di controllo

Due regole senza eccezioni

L'aria dei fumi di saldatura va sempre espulsa all'esterno, mai ricircolata nell'ambiente di lavoro, nemmeno dopo filtrazione, perché non è possibile identificare con certezza tutti gli inquinanti prodotti né escludere la tossicità di alcuni componenti della miscela.

L'aria estratta va poi reintegrata con un impianto dedicato, in leggera sovrapressione, altrimenti rientra in modo incontrollato da porte e finestre. Il reintegro va progettato con cura per non creare correnti che interferiscano con i flussi di captazione.

Casi particolari

Spazi confinati

Nelle saldature in spazi confinati servono verifiche sull'atmosfera, con ossigeno superiore al 19%, aspirazione localizzata dedicata, aria di reintegro pulita, maschera ad adduzione di aria esterna e un lavoratore di assistenza in comunicazione costante dall'esterno.

Saldature occasionali o all'aperto

Dove l'aspirazione localizzata non è praticabile, resta comunque necessaria una protezione delle vie respiratorie, generalmente un facciale filtrante FFP2 con marcatura CE di III categoria.

Quando nessun impianto è utilizzabile

Resta come ultima opzione la sola ventilazione generale forzata, che protegge l'ambiente ma non il singolo saldatore e richiede portate d'aria molto elevate, proporzionali al diametro dell'elettrodo o al consumo di materiale d'apporto.

Cosa dice la normativa

Il D.Lgs. 81/08 non tratta l'aspirazione dei fumi come un accessorio da aggiungere quando qualcosa non va.

D.Lgs. 81/08 — Titolo IX, Capo I e Capo II

La disciplina, contenuta nel Titolo IX Capo I, articoli 221-232, dedicato agli agenti chimici pericolosi, con la stessa impostazione per gli agenti cancerogeni e mutageni del Capo II, segue una sequenza precisa: prima l'individuazione e la valutazione scritta del rischio, all'articolo 223, da aggiornare ogni volta che cambiano le condizioni di esposizione. Per le attività nuove, valutazione e misure di prevenzione vanno completate prima di iniziare a lavorare, non durante. L'articolo 224 individua poi le misure generali per eliminare o ridurre il rischio: progettazione dei sistemi di lavorazione, attrezzature idonee, riduzione di numero ed esposizione dei lavoratori coinvolti.

L'impianto di aspirazione si colloca proprio qui, come parte della progettazione del reparto fin dall'inizio, non come un correttivo successivo.

Un impianto di aspirazione ben progettato riduce l'assenteismo legato a patologie respiratorie, migliora la qualità dell'ambiente di lavoro e mantiene più puliti macchinari e strutture. Ogni impianto va valutato caso per caso, sulla base delle lavorazioni reali, non con soluzioni standard, perché una configurazione efficiente sulla carta non basta se non riduce davvero l'esposizione dei lavoratori nel modo in cui viene effettivamente utilizzato.

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Domande frequenti

Perché i fumi di saldatura sono considerati cancerogeni?+
Nel 2018 lo IARC ha spostato i fumi di saldatura dal Gruppo 2B (possibili cancerogeni) al Gruppo 1 (cancerogeni certi per l'uomo), la stessa categoria di amianto e fumo di tabacco. Le evidenze indicano un aumento del rischio di tumore al polmone stimato tra il 20% e il 40% nei saldatori esposti, con correlazioni documentate anche per il tumore al rene. Il rischio riguarda anche l'acciaio comune, non solo l'inox.
Basta aumentare la portata d'aria per proteggere l'operatore?+
No. Per le cappe mobili in particolare, a determinare l'efficacia è la portata complessiva abbinata alla distanza dal punto di saldatura, non la sola velocità frontale. La zona di protezione realmente efficace si riduce a pochi centimetri dalla cappa, indipendentemente da quanto sia potente il ventilatore.
Cosa prevede il D.Lgs. 81/08 per i fumi di saldatura?+
Il Titolo IX Capo I (agenti chimici pericolosi), con la stessa impostazione del Capo II per agenti cancerogeni e mutageni, richiede prima la valutazione scritta del rischio (art. 223), poi le misure per eliminarlo o ridurlo (art. 224). Per le attività nuove valutazione e misure vanno completate prima di iniziare a lavorare, non durante.
L'aria filtrata dei fumi di saldatura può essere ricircolata in ambiente?+
No, mai. L'aria va sempre espulsa all'esterno, anche dopo filtrazione, perché non è possibile identificare con certezza tutti gli inquinanti prodotti né escludere la tossicità di alcuni componenti della miscela. L'aria estratta va poi reintegrata con un impianto dedicato in leggera sovrapressione.
Come ci si comporta nelle saldature in spazi confinati?+
Servono verifiche sull'atmosfera con ossigeno superiore al 19%, aspirazione localizzata dedicata, aria di reintegro pulita, maschera ad adduzione di aria esterna e un lavoratore di assistenza in comunicazione costante dall'esterno.
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